La Biennale di Ferrara è uno dei momenti più importanti per la diffusione e la riflessione sugli sviluppi attuali dell’arte. Il titolo della 6a Esposizione Internazionale d’Arte, “La sostanza rivelata” pone letteralmente l’accento sull’importanza di questa funzione e capacità dell'arte che, in un mondo globalizzato, cerca di secernere dal profondo, quel particolare sentire he trascende i confini nazionali, in un’epoca in cui gli artisti stessi hanno un’identità poliedrica e sono diventati migranti consapevoli e turisti della cultura”. “La sostanza rivelata” vuole celebrare il potere dell’intuizione, nell‘esperire attraverso il pensiero estetico, l’incontro con l’arte e con la sua capacità di affinare gli strumenti di percezione. “La sostanza rivelata” vuole metter in luce e sondare in profondità l’energia generata dall’arte, dall’esperienza freudiana: l’arte è una grande consolatrice e placatrice, essa rappresenta la compensazione più preziosa delle insufficenze dell’esistenza, arte per sanare i mali del mondo, come pretesto dalla comunicazione reciproca e dalla comprensione intellettuale. La Biennale scopre verità nascoste, dà forza e luce a nuovi artisti, mentre pone in diversa prospettiva artisti di rilevanza internazoinale. La Biennale è una babele dove nelle opere degli artisti e nel lavoro dei curatori si incontrano le voci del mondo che ci parlano del loro e del nostro futuro. In un momento storico in cui l’arte ha da tempo cessato l’enfasi sulla provocazione dell’anti-arte cerchiamo le vie del colloquio tra l’opera dell’artista e il nostro sguardo e il nostro spirito, vogliamo capire e sentire quel di più che l’arte con generosità ci dona e ci “consola”, desideriamo illuminazione come visitatori, come amanti dell’arte, come individui e come membri della comunità umana”. La Sesta Biennale sarà una babele dove nelle opere degli artisti e nel lavoro dei curatori, s’incontrano le voci del mondo che ci parlano del loro e del nostro futuro. In un momento storico in cui l’arte ha da tempo cessato l’enfasi sulla provocazione dell’anti-arte cerchiamo le vie del colloquio tra l’opera dell’artista e il nostro sguardo e il nostro spirito, vogliamo capire e sentire quel di più che l’arte con generosità ci dona e ci “consola”, desideriamo illuminazione come visitatori, come amanti dell’arte, come individui e come membri della comunità umana”. La 6 Biennale di Ferrara si svolgerà da maggio a dicembre 2012 in varie locations di Ferrara città patrimonio UNESCO.
Un comitato scientifico avrà il compito di selezionare artisti ed operatori delle arti visive da inserire nei vari eventi. Sarà così composto:
Paolo Orsatti, Art manager (Italia)
Monika Burian - Vernon Gallery (Praga),
James Mac Namara, Art Manager (Londra)
Vincenzo Cignarale, Art Buyer (Italia)
Gian Ruggero Manzoni, Writer e Critico d’arte (Italia)
Inaugura presso gli spazi della galleria Domus Turca, , la personale pittorica di Giuseppe Attini intitolata Exylium. La mostra arriva a Ferrara dopo una lunga esperienza di eventi nella Cina del sud, basata sullo studio dell’estetica e della pittura. Exilium è la sintesi che distingue e pone attenzione alla materia, il ripensamento dell’esistenza e l’annullamento di ogni termine. La mostra è organizzata dall'Associazione Culturale Ferrara Pro Art e curata da Alice Bretta, in galleria sarà disponibile il catalogo che reca il saggio introduttivo del critico d'arte Janus. “È un artista consapevole della drammaticità, ma anche della fragilità della vita. Potremmo lasciarci trascinare dal flusso impetuoso della sua pittura, ma c'è un punto, uno snodo, un incrocio nel suo lavoro che dobbiamo immediatamente segnalare: Giuseppe Attini ha sempre voluto sciogliere i segni inestricabili del destino. Credo non abbia mai fatto altro nel corso della sua vita, ha frequentato molti luoghi sconosciuti, dove le immagini avevano un potere evocativo, ha già dato vita negli anni precedenti ad una saga che assomigliava molto ad un racconto leggendario e fantastico, ma ha sentito l'esigenza di andare oltre, di scoprire quello che è nascosto dietro le apparenze della realtà. (…) Noi qui parliamo di un artista che possiede una particolare sensibilità, che non obbedisce agli schemi tradizionali, che non vuole essere contaminato. Giuseppe Attini è uno di quei rari artisti che dipinge non solo con le sue mani e con il suo occhio e con la tecnica acquisita in duri anni di lavoro, come è, d'altronde, un dovere per qualsiasi altro artista, ma dipinge con le sue visioni, con la sua passione, con la sua anima, con la sua ribellione. (…) Credo che nella sua maturità sia arrivato a questa conclusione: non ama sicuramente compromessi, non vuole stare dalla parte della facilità, non vuole arrendersi, ma vuole stare necessariamente dalla parte della verità, dalla parte dei vulcani, dalla parte dei nubifragi, dalla parte dei giardini che diventano deserto e dalla parte dei deserti che diventano giardini, dalla parte della notte che diventa giorno e dalla parte del giorno che diventa notte. Gli è impossibile mentire, è condannato alla sincerità, anche quando la sincerità è dolorosa. Rifiuta i compromessi. Quando ha cominciato a dipingere, anni addietro, ha deciso di non mentire, che è sempre un'operazione molto rischiosa e richiede un coraggio che non tutti oggi posseggono.” (da “Visioni dell'Apocalisse” di Janus).
Giuseppe Attini (Torino 1960) si avvicina all'arte dall'età di tredici anni dedicandosi rigorosamente allo studio della pittura ad olio. Nel 1977 si diploma in grafica pubblicitaria e pittura a Torino con i maestri Mario Sanna e Giorgio Reverdini e presenta a Palazzo Lascaris la sua prima mostra personale. Da allora è attivo nel panorama artistico con interventi in numerose esposizioni, ottenendo risultati significativi anche nell'ambito di premi d'arte. Attento ed appassionato ricercatore, Attini si interessa dallo studio delle argenterie storiche alle tecniche pittoriche antiche, passa dal figurativo surreale della pittura fantastica agli studi artistici dell'estetica Zen, per approdare poi allo studio e alla pratica della pittura cinese con risultati eccezionali e più in là verso una nuova ricerca nella filosofia cinese sino all'animo sublime delle rocce.
Tra le mostre più recenti si accenna a: “Pittura dello spirito”, a cura di M. Mantelli, Comune di Carmagnola (TO), 2007; “La poesia oltre la morte”, a cura di M. Mantelli, Fuji Sato Company, Nole (TO), 2007; “Il respiro del cielo”, a cura di A. Miredi e C. Morone, Unione Industriale, Torino, 2008; “Lo spirito dei letterati”, a cura di C. Padrini e Y. Rong, Congresso Mondiale BCI-IBS, Saint Vincent (AO), 2008; Chinese Watercolor Festival, Lu Shan, Cina, 2009; Biennale Internazionale Watercolor Painting, Minsk, Bielorussia, 2009; “Better city, better life: exchange exhibition of chinese and foreign artwork”, Liu Haisu Art Museum, Shanghai, Cina, 2010; Shanghai International Artwork Expo, Shanghai, China, 2010; Biennale Internazionale Watercolor, Minsk, Bielorussia, 2011.
Artista e Pittore nasce vicino a Ferrara nel 1923 trasferendosi negli anni 60 in Romagna dove tuttora vive. Si avvicina istintivamente allo studio dell'Arte frequentando prima nel Piacentino il maestro Osvaldo Bot e il suo movimento futurista, salvo poi raggiungere il titolo di Accademico alla Guglielmo Marconi di Roma sez. Arti, dovuto alla sua passione per lo studio e la sperimentazione di molte tecniche pittoriche e del divisionismo in particolare, una disciplina nella quale trova grandi spazi di creatività. Dagli anni passati mentre è docente di Arti Figurative presso l’Università per la Formazione degli Adulti di Ravenna, la sua ricerca artistica subisce una svolta radicale, abbandona la figurazione. Questo si traduce nella densa espressione di luce e colore delle opere astratte, ideando alternativi strumenti tecnici progettati per l'utilizzo del colore filato. Una miscela accuratamente dosata di oli e resine, la movenza delle mani in un’intensa azione tecnica con i suoi strumenti, lo rende sperimentatore di materia. Entra a far parte di un gruppo culturale di artisti internazionali "KonFese - free association of artists" Czech Republic, espone le opere in tutti i paesi del mondo fissando così questi momenti di intensa creatività. La continua e costante sperimentazione lo porta rapidamente ad agire sulla propria libertà emotiva, donando respiro e verità al suo messaggio artistico, imboccando la via di una concezione modernissima dell'arte, vitalità e progressiva essenzialità, basata sulla disciplina del colore e luce.
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Dalla luce Oggettiva alla luce Nera”, attraverso i Fili del Pensiero.
Nel mio percorso artistico, un perpetuo dualismo durante lo studio e la ricerca tecnica ha condizionato le mie scelte, nel mio sentire umano spesso mi chiedevo come interpretare ciò che avvertivo, nulla mi portava a pensare dopo tanti anni di sperimentazione di trovarmi di fronte alla vita stessa, l’esistenza in ogni sua forma di vita. Nell’ Arte lo spirito è supremo e libero di essere, l’ artista si abbandona ad esso nel trascorso della sua vita interiore universale, l’Arte è lo spirito che testimonia la propria inesauribile creatività, penetrando la materia, essa si schiude e la tecnica armonizza l’io e il mondo reale, donando un senso ad una forma. Sempre attento a non cadere nella trappola della ripetizione di espressioni altrui o delle trovate mediatiche più eclettiche già esistenti, l’ Arte che esprimo si basa sull’ utilizzo dei colori primari dell' universo e dei non fondamentali ma tutti assolutamente puri. Armonizzando tecnicamente la materia con fili molto sottili realizzo un tessuto con una movenza unica nel suo genere permettendo ad ogni colore di trasmettere la potenza della propria luce individuale, senza fondersi con altri ma esprimendo se stesso ed al contempo comporre l’opera. Il contenuto delle mie tele, vuole rappresentare quella spiritualità che il nostro tempo ha abbandonato a favore dell’esteriorità delle forme mentali. I colori rappresentano i popoli, le razze, le culture che interagiscono attraverso contorsioni di fili luminosi e s’immergono dissolvendosi nello sfondo dell’opera, verso una luce nera, la quale attrae l'attenzione e il pensiero dell’umanità verso il mistero dell’esistenza universale.
Atos Ragni
Alla base della ricerca di Ulrike Schneider vi è indubbiamente l’intenzione di modificare gli elementi di conoscenza del reale attraverso altri elementi formali che costituiscono un nuovo linguaggio visivo che tende alla semplificazione dell’immagine,secondo moduli personali allusivi che sottintendono una figuratività-astrattiva. L’operazione,se non fosse sostenuta da profonde implicazioni culturali e da sincere spinte emotive e mentali, potrebbe dar luogo ad equivoci ed ambiguità,che Ulrike Schneider ,peraltro elimina immediatamente,conferendo la chiave per la subitanea leggibilità dei suoi elaborati sia sul piano estetico sia su quello più propriamente intellettuale. Certamente la prevalenza attribuita ai procedimenti mentali e percettivi sovrasta ed elimina le necessità di un più evidente impianto rappresentativo,ma ciò non turba il rapporto tra opere ed osservatore. Anzi proprio dalla esigenza di recepire più compiutamente i contenuti viene maggiormente stimolato ad una intensa partecipazione,al contrario di quanto può accadere quando l’attenzione è accentrata solamente su fattori di carattere estetico. Ulrike Schneider,quindi,riesce a realizzare quella difficile situazione di equilibrio che le permette,con la sua ricerca e la sua esplorazione,di penetrare aree sconosciute senza il rischio di operare in condizioni di estraneità rispetto ad un pubblico più vasto. Ciò avviene principalmente attraverso una paziente mediazione esercitata tra le esigenze di una libera espressività e quelle,altrettanto importanti,di adeguamento al desiderio di una più che legittima possibilità di decifrazione. Direi che Ulrike sia giunta a quella confluenza che avrebbe potuto portarla,tout court,all’informale,ma,abbia operato un certo recupero di forme in modo da rendere più accessibili le sue opere ad una comprensione chiara ed inequivocabile. L’evoluzione,piuttosto, è riscontrabile nel completamento materico che caratterizza la sua produzione. Cosicché le campiture si evidenziano anche in senso reale oltre che coloristico e l’effetto è denso di suggestioni e riferisce di un’attenta ricerca sul piano tecnico. I colori si alternano tra tonalità calde ed inserimenti neutri,mettendo in risalto luminosità diffuse che conferiscono all’insieme pregevolezza ed immediata compenetrazione. Le tematiche si riferiscono ad argomenti di attualità quotidiana,quindi un’artista profondamente integrata nella realtà sociale ed umana dei nostri tempi e in possesso degli strumenti e delle conoscenze della più evoluta pittura moderna.